Storie della Buonanotte per sogni coloratissimi

Cristina Cappa Legora
Storie della Buonanotte per sogni coloratissimi
(Skira, 93 pagine, 14 euro)
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Storie che crescono intorno a bellissimi quadri dipinti da artisti in diverse epoche. Principesse, draghi, angeli, ma anche furetti, mucche e vermi… Storie di tutti i colori, come quelli delle pitture a cui si ispirano. Ti sei mai chiesto, davanti a un quadro che ti emoziona, perché il pittore ha scelto proprio di rappresentare quel soggetto o di ritrarre una certa persona? Questi racconti non vogliono ricostruire la realtà storica, ma fanno delle ipotesi, provano a immaginare, a mettersi nei panni degli artisti: da Leonardo a Van Gogh, da Raffaello a Klimit, da Caravaggio a Canaletto.
Ti piacerà perché… E’ bello giocare con le immagini e le parole, immaginare e costruire mondi. Puoi farlo anche tu, la prossima volta che visiterai un museo!

Di Francesca Capelli

Vite liquide in scena

Si chiama “Binge drinking – Mondo liquido” ed è la nuova produzione del Teatro del Buratto di Milano, in scena fino al 15 maggio al teatro Verdi (via Pastrengo 16). Le parole inglesi del titolo si riferiscono all’abitudine – diffusa tra i giovani (e non solo) – di bere di tutto e in modo disordinato, per sballarsi o stordirsi. E in effetti lo spettacolo è un insieme di fotogrammi che mostrano come ragazzi e adulti, genitori, figli e insegnanti, si scontrino senza incontrarsi, si sfiorino senza mai toccarsi veramente, senza capirsi. Bere e ubriacarsi il sabato sera, tutti i sabati sera – per sballarsi, per sentirsi davvero se stessi, per non annoiarsi – non è allora un problema “dei giovani”, ma di tutta la società. Di genitori incapaci di rendersi conto della situazione, perché depressi, troppo occupati o più immaturi dei loro figli. Di insegnanti stanchi e indifferenti, che da anni ripetono le stesse lezioni, con le stesse parole e ai quali ormai non interessa nemmeno più essere ascoltati.

Lo spettacolo ricostruisce la vita di quattro adolescenti (tre maschi e una ragazza), un periodo che si concluderà con la presa di coscienza del problema. Ma non tutti ce la faranno. Viene affrontato il disagio dei ragazzi normali, che spesso vanno pure bene a scuola, ma le cui scelte (o non scelte) estreme portano all’abuso di alcol e a conseguenze a volte irreparabili.

Il lavoro, scritto e diretto da Renata Coluccini e Mario Bianchi, è il risultato di un progetto che ha coinvolto l’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto superiore di sanità e prevede laboratori teatrali e incontri nelle scuole. In scena, Clara Terranova (fino al 2 maggio), Elisa Canfora (dal 3 al 15 maggio), Stefano Panzeri e Dario De Falco.

Info e prenotazioni: tel. 02/27002476, www.teatrodelburatto.it, E-mail: info@teatrodelburatto.it.

Mi chiamo Sinner, Alack Sinner

E’ considerato un “maestro del bianco e nero”. E’ José Muñoz, fumettista argentino, nato nel 1942 a Buenos Aires. Creatore, con lo sceneggiatore Carlos Sampayo (quasi coetaneo e anche lui argentino) del personaggio di Alack Sinner, protagonista di una serie poliziesca. Si avvicina all’arte molto presto, frequentando a 11 anni l’atelier di Humberto Cerantonio, scultore argentino di origine abruzzese. Poi si iscrive alla Escuela Panamericana de Arte dove insegnavano Hugo Pratt (quello di “Corto Maltese”) e Alberto Breccia (quest’ultimo sarà anche un suo maestro). Negli anni ’70 si trasferisce in Europa, dove resterà quando il suo paese cadrà nelle mani di una dittatura militare, dal 1976 al 1983. Lo abbiamo incontrato a Bologna, in occasione del festival di fumetto Bilbolbul (www.bilbolbul.net).

Da bambino eri più un lettore di romanzi o di fumetti?

Leggevo entrambi, andavo e venivo tra i due mondi, che mi sembravano due varianti della stessa famiglia. Mi piacevano le parole, ma anche le immagini, la possibilità di catturare emozioni con una linea. Ho amato Dickens, Stevenson, Pratt, ma anche il cinema. Sandokan è stato uno dei miei miti da ragazzo, ma più tardi ho scoperto le sofferenze del suo autore, Emilio Salgari, le angherie che ha subìto, le truffe da parte del suo editor… Era un grande talento, senza averne la consapevolezza.

Come nasce il nome del tuo personaggio più famoso, Alack Sinner?

Sinner è un detective privato sul modello di quelli creati da romanzieri come Chandler e Hammet. Prima è arrivato il cognome: Sinner, cioè “peccatore”. Poi il nome, Alack, che è una parola cockney (una specie di dialetto parlato un tempo dai londinesi doc) e significa “ahimé”. In realtà è un nome inesistente, ma suona bene, è massiccio. E ha un forte valore simbolico, significa “ahimé peccatore”.

Perché la scelta di farne un fumetto solo in bianco e nero?

Ci sono storie che vedo “a colori” e altre no. Con i colori dipingo, ma i miei fumetti li vedo soltanto in bianco e nero, un po’ come una scacchiera.

La tua scelta di abbandonare l’Argentina ha avuto motivazioni politiche? Già all’inizio degli anni ’70, prima del colpo di stato del 1976, chi si occupava di politica era nel mirino dei militari.

Nel 1972, quando partii, la mia militanza politica era già conclusa. Sono venuto in Europa per curiosità, perché il fumetto in Argentina era in crisi e non riusciva pi§ a essere una professione di cui vivere, mentre qui aveva ancora vitalità. In Italia, dove c’erano riviste come “Frigidaire”, “Linus” “Valvoline”, ho vissuto dal 1974 al 1975. Li ricordo come anni di discussioni, di litigi, ma anche di grande creatività.

Di Francesca Capelli

I libri “a figure” di Tony Ross

Ha illustrato i libri di Roald Dahl e Jeanne Willis, ma anche storie scritte da lui stesso. E’ Tony Ross, nato a Londra nel 1938, un passato come cartoonist e graphic designer e un’aepserienza da insegnante d’arte al Politecnico di Manchester. Tra i libri di cui ha “fatto le figure” pubblicati in Italia: “La magica festa di mezzanotte”, “Polly e i mostri”, “La principessa numero due” (Piemme) e “Gisella Pipistrella”, “Paolona Musona” e “Nicola Passaguai” (Il Castoro). Lo abbiamo incontrato al Festivaletteratura di Mantova (www.festivaletteratura.it).

Che ricordo hai di Roald Dahl?

Era altissimo e un po’ faceva paura. Sono convinto che non gli piacessero i bambini. E devo dire che non è facile illustrare un libro di un personaggio così famoso.

Illustri le storie di altri autori, ma anche quelle scritte da te. Cosa preferisci?

Preferisco illustrare le mie storie. Ma è più stimolante farlo per altri, è una specie di sfida.

Prendi contatto con uno scrittore prima di illustrare un suo libro?

No, si risolverebbe tutto in lunghissime discussioni. Ricevo il testo dall’editore, lo leggo e lo faccio mio, poi lo interpreto.

Eri un lettore forte da bambino?

Sì, mi piaceva leggere, scrivere, disegnare. Un giorno – ero malato – mi capitò tra le mano il “Don Chisciotte” illustrato da Gustave Doré. Credo che sia stato in quel momento che è iniziato il mio interesse per l’illustrazione.

A scuola c’è abbastanza spazio per l’arte?

Purtroppo no. Quando si deve tagliare, si sacrificano subito l’arte e lo sport, perché scienze e matematica sono considerate “essenziali”. Spesso i ministri dell’Educazione sono persone che non sanno nulla di educazione. La scuola non insegna le relazioni umane, la psicologia… Eppure il suo compito è formare persone che dovranno vivere insieme. I programmi sono molto stringenti, gli insegnanti devono svolgerli tutti e non hanno tempo per altre cose. I genitori pensano a quando i figli andranno all’università e chiedono di privilegiare materie tecniche a scapito di quelle più creative. Insomma, sono tutti un po’ responsabili…

Di Francesca Capelli

Le camicie di Garibaldi

Si può parlare dell’unità d’Italia, il cui anniversario cadrà il prossimo 17 marzo, senza essere banali, retorici e autocelebrativi? Noi crediamo di sì. E la prova è lo spettacolo “Le camicie di Garibaldi”, prodotto dal Teatro del Buratto (in prima nazionale al Teatro Verdi di Milano, via Pastrengo 16, fino al 13 marzo).

Dopo la spedizione dei Mille, quattro donne, in una stanza, aspettano notizie dell’incontro tra Giuseppe Garibaldi e il re, a Teano, e intanto lavano e rammendano le camicie rosse dei 1.000 e più garibaldini che avevano partecipato alla missione. Tra comico e drammatico, la storia entra nei loro racconti, fatti di pettegolezzi sui giovani più belli, ma anche di considerazioni sui personaggi famosi realmente esistiti, sui giovani morti per la libertà, sul ruolo delle donne nella società (alcune si erano unite ai Mille e avevano aiutato in cucina o con i feriti), in attesa di un riconoscimento politico che sarebbe arrivato quasi dopo un secolo (in Italia votano per la prima volta nel 1946).

La storia, quella che si studia sui libri di testo, viene umanizzata, attraverso il racconto di episodi secondari e ricordi personali. Scopriamo così che Garibaldi fu il primo testimonial della storia, prestanome per una marca di sigari e una di biscotti inglesi. Sappiamo di amori, di dolori, “perché ogni camicia ha la forma di un soldato, il suo odore”. Ci chiediamo, con le protagoniste, se vale la pena morire (o far morire) per un’idea. E alla fine è Garibaldi in persona a rispondere.

Il testo e la regia sono di Renata Coluccini, in collaborazione con Jolanda Cappi. In scena ci sono, oltre a Renata e Jolanda, Clara Terranova e Benedetta Brambilla.

Per informazioni e prenotazioni: tel. 02/27002476 o 02/6880038, www.teatrodelburatto.it.

Di Francesca Capelli

Le immagini della fantasia a Monza

La 28esima edizione di “Le immagini della fantasia”, rassegna internazionale di illustrazione, fa tappa a Monza fino al 6 marzo (nella foto, una delle opere esposte). Oltre 40 illustratori di libri per ragazzi, provenienti da tutto il mondo, espongono oltre 300 opere, con tavole che tratte da libri pubblicati negli ultimi 2 anni. Ci sarà anche una sezione dedicata a Beatrice Alemagna, una delle più famose illustratrici italiane, e una sezione dedicata alle fiabe del Brasile.

Sono tre le sedi della manifestazione: Palazzo dell’Arengario di Monza ospiterà la mostra vera e propria; la biblioteca dei ragazzi “Al segno della luna” (piazza Trento e Trieste 6) espone i libri degli illustratori coinvolti nella mostra; la biblioteca di San Rocco (via Zara 9) espone alcune immagini della mostra affiancate da stampe antiche prestate dai Musei civici di Monza. Tutto il territorio di Monza sarà coinvolto in laboratori, incontri, eventi. E il 5 marzo, alle 17,30, festa conclusiva alla biblioteca di San Rocco.

Info: tel. 039/386984, o biblioteche.promozione@comune.monza.it.

“Destinatario sconosciuto” per la Giornata della memoria

Torna a Milano “Destinatario sconosciuto”, uno dei successi di lunga data tra le produzioni del Teatro del Buratto. E per questo ritorno è stata scelta una data significativa, il 26 gennaio 2011, alla vigilia della Giornata della memoria, che si celebra tutti gli anni il 27 gennaio.

Lo spettacolo è ispirato all’omonimo romanzo epistolare di Katherine Kressman Taylor, per la regia di Gabriele Calindri, ed è interpretato da Massimiliano Lotti e Marco Pagani (scene di Marco Muzzolon).

“Destinatario sconosciuto” (il libro è pubblicato in Italia da Rizzoli, acquistalo subito) è la storia di un’amicizia che non riesce a resistere agli orrori del nazismo, a quell’assopirsi del senso di giustizia, della solidarietà tra esseri umani, della pietà, della capacità di indignarsi provocato dalla dittatura di Hitler e dalla Shoah, quando persone che in tempi normali avrebbero potuto definirsi “per bene” arrivano a compiere le azioni più ignobili.

La trama è presto detta: nel 1932, Martin, tedesco, e Max, ebreo americano, amici e soci in affari, si separano quando il primo decide di lasciare la California per tornare, con la famiglia, a vivere in Germania. Comincia una corrispondenza caratterizzata da lettere inizialmente piene di affetto e calore. Ma l’ombra del nazismo li separa. Martin, dopo un primo momento di perplessità, abbraccia la nuova ideologia. L’affetto tra i due amici si incrina e i contrasti ideologici si concretizzano in una tragedia individuale che porterà a una svolta clamorosa.

Lo spettacolo viene replicato al teatro Verdi (via Pastrengo 16, Milano) fino al 13 febbraio, da martedì a sabato alle 21 e la domenica alle 16,30. I biglietti costano 18, 13 o 9 euro a seconda delle riduzioni. Info: tel. 02/27002476, www.teatrodelburatto.it, info@teatrodelburatto.it.

Di Francesca Capelli

Animals United… La battaglia per la sopravvivenza è iniziata!

I ghiacci polari che si sciolgono, una marea nera invade l’oceano… Che cosa sta succedendo? Se lo chiedono anche gli animali: un’orsa polare, una coppia di enormi e vecchissime tartarughe delle Galapagos, un canguro e un diavolo della Tasmania… Ma anche un “comune” galletto, che fugge dalla cucina di una nave da crociera per non finire in padella. Per un caso si ritrovano tutti in Africa (in realtà volevano andare a New York, per partecipare alla Conferenza mondiale per l’ambiente dell’Onu e cambiarne il programma).

Inizia così “Animals United”, primo film d’animazione europeo in 3D (www.animalsunited3d.it). Una fiaba a carattere ecologico, ispirata al libro per ragazzi “La conferenza degli animali”, un classico di Erich Kaestner (1899-1974), che sarà presto ripubblicato da Piemme (www.battelloavapore.it).

Ecco la trama del film, modificata – rispetto al libro – sulla base dell’attualità. Nella savana, il gruppetto di trasfughi scopre che anche qui gli animali sono nei guai: la piena annuale del fiume tarda ad arrivare e tutti rischiano di morire di sete: la mangusta Billy, l’elefantessa Angie, il leone vegetariano Socrate, la giraffa Gisella, ma anche bufali e rinoceronti, in perenne guerra tra loro.

Così, una delegazione di animali decide di risalire il corso del fiume per scoprire che cosa è accaduto e si scontreranno con un’orribile realtà: un’enorme diga – costruita per rifornire di acqua un hotel di lusso – li farà tutti morire di sete. A meno che…

Dal film è stato ricavato un libro (con le immagini del cartone), pubblicato da Sonda (www.sonda.it, 9,90 eurto). Si intitola “Animali di tutto il mondo unitevi!” (acquistalo subito). Per quello che ci riguarda, però, dobbiamo dire che preferiamo vedere i film al cinema e leggere i libri nella versione originale.

Il film è anche un’occasione per ricordare a tutti l’importanza della protezione dell’ambiente e della biodiversità, grazie a una collaborazione con il Wwf per una raccolta fondi (info: www.wwf.it/adozioni).

Di Francesca Capelli

Che bella giornata

“Che bella giornata”. E’ il titolo del nuovo film di Checco Zalone, nome d’arte di Luca Medici, dopo il successo di “Cado dalle nubi” (2009). Oltre che “una bella giornata”, una piacevole sorpresa. Un film divertente, dove si ride, si ride tanto e si ride davvero e non per effetto di meccanismi scontati e trucchi da quattro soldi. “Perché la leggerezza non è ovvietà”, spiega il regista Gennaro Nunziante. Dove Checco Zalone interpreta sempre se stesso, ma si discosta dal personaggio televisivo del cantante. Anche se poi la musica nel film è importante: la colonna sonora è costituita da sue canzoni. “Nella mia vita la musica è fondamentale”, dice Checco. “Passo due ore al giorno al pianoforte e mi piace, nei film, unire le note alle immagini, commentare con la musica le battute”.

Nel film compaiono altri ottimi attori, molti dei quali famosi (Tullio Solenghi, Rocco Papaleo e Ivano Marescotti) e altri reclutati grazie a Internet: è il caso di Maha, che tiene lezioni di arabo su YouTube, e Luigi Luciano (che interpreta l’amico di Checco, Giovanni). E a proposito di Internet, il film si apre con un’inquadratura che sembra un blog o un sito Web personale, creato da Checco per parlare di sé.

La storia è questa: Checco vive a Milano. L’allarme attentati richiede misure straordinarie per i monumenti a rischio, così viene assunto come addetto alla sicurezza del Duomo di Milano. In poco tempo, però, diventa lui la vera minaccia per il patrimonio artistico. Nel frattempo incontra Farah, che afferma di essere una studentessa francese di origine nordafricana. Checco se ne innamora. La ragazza in realtà è a Milano con il fratello, per organizzare un attentato. Niente a che vedere con il terrorismo: i due giovani vogliono portare a termine una loro vendetta personale. Farah si avvicina a Checco per sedurlo con il proprio fascino e farne una pedina per realizzare il suo scopo. Ma non ha fatto i conti con i sentimenti…

Un film di comicità intelligente, quella che consente a Checco di dire le battute più pesanti senza risultare sgradevole o volgare. O di trattare un tema come quello del terrorismo senza preoccuparsi del politically correct (anche perché alla correttezza formale delle parole noi preferiamo il rispetto sostanziale degli altri).

“Credo che la parte più interessante del film sia l’improvvisazione”, spiega l’attore. “Le battute più riuscite non erano sul copione”.

Che rapporto ha Checco Zalone con il suo personaggio? “Ottimo”, dice. “L’unico problema è che poi tutti mi identificano con lui anche nella vita e mi chiedono di ‘fare Checco’ anche quando non sono sul set o sul palco!”.

Infine una curiosità: nel film ha un piccolo ruolo anche Caparezza (il cui vero nome è Michele Salvemini), che interpreta se stesso e alcune canzoni… a sorpresa.

Di Francesca Capelli

Una stella – Uma estrela

Manuel Alegre

Una stella – Uma estrela

(Sinnos, 64 pagine, 14,00 euro)

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Un libro scritto da un importante uomo politico portoghese, che è anche un nonno, e tradotto da un’esperta di lingua e cultura del Portogallo (Maria Luisa Cusati) che è una nonna anche lei, oltre che docente universitaria.

E’ una storia di Natale, il Natale che l’autore (bambino) passava a casa di sua nonna, che sapeva preparare il presepe in un modo talmente magico che tutti avevano la sensazione di essere davvero a Betlemme, tra i pastori, in attesa della stella che guidasse tutti alla grotta di Gesù.
“Ma magica, veramente magica, era la nonna. Era lei che faceva il miracolo della trasfigurazione, portava il Natale dentro casa e ci portava tutti fino a Betlemme (…) E la stella d’argento, la stella che ci guidava. La stella era in cielo, dentro casa, dentro di noi. Grazie alla nonna, brillava. Grazie alla sua magia Betlemme si trovava in casa. E anche la casa era andata a Betlemme”.

Molti anni dopo, l’autore si trova in esilio, a Parigi, lontano da casa. E in una notte di Natale particolarmente triste, mangia in un bistrot, con altri tre solitari: un vecchio con la barba bianca, un tipo dall’aria slava e un africano. Li invita a condividere la sua tavola e racconta la storia del presepe di sua nonna. E allora, fuori dal bistrot, la stella appare di nuovo. E accade una cosa inaspettata.

Ti piacerà perché… E’ un testo bellissimo e commovente, con traduzione a lato in portoghese, una lingua poetica e musicale. Il tutto, reso ancora più magico dalle illustrazioni di Katiuscya Dimartino. La scheda finale è di Daniela Trotta.

Di Francesca Capelli