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Non è tipo da arrenders alla prima difficoltà. Rispedito a casa per ben quattro volte dalle selezioni di “Amici”, talent show televisivo, Marco Carta non ha mai gettato la spugna. E alla fine, ha avuto ragione. Al quinto tentativo è stato arruolato e, a colpi di virtuosismi vocali, è stato incoronato “re” del programma. Una grande soddisfazione, per lui, che ha visto concretizzarsi il sogno di una vita, inseguito per tanti anni.
Anni non facili, divisi a Cagliari, dove è nato, tra la passione per il canto, gli studi a scuola, il lavoro da parrucchiere nel salone della zia e i colpi più duri della vita: a 8 anni la perdita del papà, e a 10 quella della mamma. Lui, però, non ha mai sbandato, tenendo fisso il suo obiettivo: fare il cantante. E oggi, finalmente, il primo passo importante: il Cd d’esordio intitolato “Ti rincontrerò”, volato subito in alto nelle classifiche. Quattro pezzi inediti e sei cover per disegnare il ritratto sonoro di Marco, dai gradevoli contorni pop.

L’album contiene solo quattro brani inediti. Non sono troppo pochi per esprimere la tua identità?

Non sono stato a fare troppi calcoli quando sono entrato in sala d’incisione. Ho seguito l’istinto e deciso che ne valeva la pena, anche se avevo solo una manciata di canzoni inedite. Le cover, poi, non sono dei riempitivi, ma un modo diverso di raccontare la mia personalità musicale.

Non c’è differenza, quindi, tra una cover e una canzone nuova?

Se un brano ti provoca delle vibrazioni “dentro”, non ha importanza che sia di un altro artista o che sia scritta apposta per te. L’importante è coglierne sempre l’emozione e trasmetterla a chi l’ascolta.

Nel disco domina l’amore. Per quale ragione?

Sono un sentimentale. Oggi più che in passato c’è bisogno di tanto amore e di recuperare la nostra capacità di sognare, perché viviamo in una realtà troppo frenetica. E’ quasi inutile dire che è fondamentale, e io provo a cantarlo sotto varie sfaccettature.

Il Cd porta il titolo della canzone più significativa, “Ti rincontrerò”, dedicata a tua mamma.

Quando è mancata avevo 10 anni, ma ero consapevole della sua malattia: la vedevo soffrire e avrei voluto essere più grande per aiutarla, per prendermi cura di lei. So che è sempre con me e ogni volta che canto questo brano mi vengono gli occhi lucidi.

La tua vita non è stata una passeggiata. Chi o cosa ti ha aiutato a superare gli ostacoli più duri?

Al mio fianco ho sempre avuto la famiglia, i nonni e gli zii. Mi hanno dato una buona educazione, senza mai vietarmi nulla. Se mi proibivano qualcosa, mi spiegavano il perché: nessuna imposizione, ma il dialogo per farmi ragionare. In questo modo, non sono mai caduto in brutte tentazioni.

Quale ruolo ha giocato la musica nella tua crescita?

E’ stata fondamentale, un’amica insostituibile. Attraverso il canto ho scaricato le gioie e i dolori, i miei sentimenti belli e brutti. E continuerò a farlo, con l’identica forza e passione.

Famiglia e musica. Hai altri punti di riferimento?

L’amicizia. Ho pochi amici, ma sono quelli di una vita, su cui posso contare. E poi l’amore: vorrei un giorno metter su famiglia anche se, per adesso, non ho ancora incontrato la ragazza giusta.

Sei “entrato” ad “Amici” al quinto tentativo. Cosa ti ha fatto riprovare per così tante volte?

La mia grande energia. Un altro, al mio posto, credo che avrebbe abbandonato ogni speranza. Nelle selezioni di “Amici”, anche i più determinati sono tornati definitivamente a casa al terzo fallimento, io sono andato avanti. A Cagliari studiavo, lavoravo, mi esibivo dove capitava e con i soldi guadagnati prendevo l’aereo per presentarmi nel programma. Venivo bocciato, eppure sentivo dentro di me che prima o poi sarei finito nella trasmissione.

 

Di Claudio Facchetti