Le strade che portano al successo sono infinite, ma non è facile prendere quella giusta: ci vuole talento, tenacia e un pizzico di fortuna. Cesare Cremonini, quella strada, l’ha imboccata subito con i Lunapop. Era il 1999, aveva appena finito il liceo a Bologna e con il suo gruppo si lanciava verso la cima delle classifiche con “50 Special”, leggiadro singolo dalla micidiale melodia che avrebbe tirato la volata all’album “Squerez?”. Bottino finale: oltre un milione e mezzo di copie vendute, cifra strabiliante per il nostro mercato, e palasport zeppi di fan urlanti.

Quasi una favola, per la band bolognese, ma senza lieto fine. Infatti, al momento di tornare in sala d’incisione, il giocattolo Lunapop si rompe e a raccoglierne l’eredità rimane Cesare, con l’inseparabile amico bassista Nicola “Ballo” Balestri.

Si apre così, per Cremonini, un libro nuovo da scrivere, pagine bianche che riempire con i brani composti per se stesso e che andranno a formare l’esordio da solista “Bagus” con il seguito “Maggese”. Due album di grande successo, a cui si aggiungerà il Cd-Dvd live “1+8+24”.

Adesso è il turno della sua terza fatica in studio, “Il primo bacio sulla luna”. Cesare flirta con altri generi, dal rock alla classica al jazz, aprendo nuovi spazi sonori alla sua felice vena pop, nel tentativo riuscito di non ripetersi. E’ il suo album più maturo e più bello.

Quale peso ha questo album nella tua vita musicale?

E’ uno snodo fondamentale, che chiude un ciclo della mia carriera. Gli album passati, compreso quello con i Lunapop, sono tasselli che vanno a formare il quadro della mia vita artistica e personale. Un quadro fatto di tante vicende, brutte o belle che siano, che hanno provocato in me delle emozioni e in cui ho scoperto qualcosa. Questo disco sintetizza i miei primi dieci anni. Cosa farò dopo, non ne ho la più pallida idea.

Hai ottenuto subito un successo enorme con i Lunapop. Non hai mai avuto timore di perderlo?

Certamente. Quando allora mi chiedevano cosa pensassi della grande popolarità ottenuta con il gruppo, rispondevo che ero molto preoccupato per quando sarebbe sparita, come avrei reagito. Ho sempre tenuto conto di questa possibilità e ho capito presto che per fare il musicista ci vogliono sacrifici, si deve dare molto. E’ anche importante non considerarsi il centro del mondo: aiuta a crescere con serenità.

Il tuo album coniuga il pop con vari generi, un disco coraggioso. C’è ancora spazio per provare a dire cose nuove?

Il disco chiede attenzione all’ascoltatore, non è un prodotto “usa e getta”, ma sono fiducioso. Trovo inutile, come accade da tempo, che la discografia proponga il vuoto in un sistema già scarso di contenuti. Invece è bello quando le persone si scoprono curiose, interessate, emozionate, perché le fa sentire “vive”. Allora, diamo loro cose che abbiano della vita dentro.

Sono scelte non facili da portare avanti.

Senza dubbio, ma oggi quello che caratterizza un progetto musicale è il linguaggio. Se io parlo di argomenti già affrontati in modo sublime da artisti come Dalla o Battisti, ma uso i miei codici espressivi, sicuramente sarò più nuovo. E un ragazzo giovanissimo che adesso scrive canzoni ha un linguaggio ancora più nuovo del mio. E’ una ruota, ed è quello che rende innovativa la musica.

Perché hai intitolato l’album “Il primo bacio sulla luna”?

Cercavo un titolo che racchiudesse passato, presente e futuro. La luna fa riferimento ai Lunapop, ma non solo: rappresenta anche un’idea romantica, un po’ antica, ed è illuminata da una luce che arriva dal passato. E’ anche il titolo di una canzone che riflette il presente, ossia il mio stato attuale. E infine guarda al futuro perché ho immaginato di portare l’amore su un altro pianeta, visto che questo sentimento sembra incontrare sempre più difficoltà a trovare cittadinanza sulla Terra, almeno a sentire le notizie dei Tg.

E’ ancora bello fare musica?

Senza dubbio, perché è una delle poche espressioni dell’uomo che unisce la gente, basta andare a un concerto per verificarlo. Alcune volte mi chiedo come tante persone non si rendano conto dell’importanza di una canzone rispetto ad altri beni materiali. La musica aggrega, consola, emoziona. Io, come tanti altri artisti, metto in un disco me stesso, lo realizzo con amore in tutti i dettagli, non butto due accordi e quattro parole a caso. E lo farò sempre.

 

Di Claudio Facchetti