Si può parlare dell’unità d’Italia, il cui anniversario cadrà il prossimo 17 marzo, senza essere banali, retorici e autocelebrativi? Noi crediamo di sì. E la prova è lo spettacolo “Le camicie di Garibaldi”, prodotto dal Teatro del Buratto (in prima nazionale al Teatro Verdi di Milano, via Pastrengo 16, fino al 13 marzo).

Dopo la spedizione dei Mille, quattro donne, in una stanza, aspettano notizie dell’incontro tra Giuseppe Garibaldi e il re, a Teano, e intanto lavano e rammendano le camicie rosse dei 1.000 e più garibaldini che avevano partecipato alla missione. Tra comico e drammatico, la storia entra nei loro racconti, fatti di pettegolezzi sui giovani più belli, ma anche di considerazioni sui personaggi famosi realmente esistiti, sui giovani morti per la libertà, sul ruolo delle donne nella società (alcune si erano unite ai Mille e avevano aiutato in cucina o con i feriti), in attesa di un riconoscimento politico che sarebbe arrivato quasi dopo un secolo (in Italia votano per la prima volta nel 1946).

La storia, quella che si studia sui libri di testo, viene umanizzata, attraverso il racconto di episodi secondari e ricordi personali. Scopriamo così che Garibaldi fu il primo testimonial della storia, prestanome per una marca di sigari e una di biscotti inglesi. Sappiamo di amori, di dolori, “perché ogni camicia ha la forma di un soldato, il suo odore”. Ci chiediamo, con le protagoniste, se vale la pena morire (o far morire) per un’idea. E alla fine è Garibaldi in persona a rispondere.

Il testo e la regia sono di Renata Coluccini, in collaborazione con Jolanda Cappi. In scena ci sono, oltre a Renata e Jolanda, Clara Terranova e Benedetta Brambilla.

Per informazioni e prenotazioni: tel. 02/27002476 o 02/6880038, www.teatrodelburatto.it.

Di Francesca Capelli