Ha illustrato i libri di Roald Dahl e Jeanne Willis, ma anche storie scritte da lui stesso. E’ Tony Ross, nato a Londra nel 1938, un passato come cartoonist e graphic designer e un’aepserienza da insegnante d’arte al Politecnico di Manchester. Tra i libri di cui ha “fatto le figure” pubblicati in Italia: “La magica festa di mezzanotte”, “Polly e i mostri”, “La principessa numero due” (Piemme) e “Gisella Pipistrella”, “Paolona Musona” e “Nicola Passaguai” (Il Castoro). Lo abbiamo incontrato al Festivaletteratura di Mantova (www.festivaletteratura.it).

Che ricordo hai di Roald Dahl?

Era altissimo e un po’ faceva paura. Sono convinto che non gli piacessero i bambini. E devo dire che non è facile illustrare un libro di un personaggio così famoso.

Illustri le storie di altri autori, ma anche quelle scritte da te. Cosa preferisci?

Preferisco illustrare le mie storie. Ma è più stimolante farlo per altri, è una specie di sfida.

Prendi contatto con uno scrittore prima di illustrare un suo libro?

No, si risolverebbe tutto in lunghissime discussioni. Ricevo il testo dall’editore, lo leggo e lo faccio mio, poi lo interpreto.

Eri un lettore forte da bambino?

Sì, mi piaceva leggere, scrivere, disegnare. Un giorno – ero malato – mi capitò tra le mano il “Don Chisciotte” illustrato da Gustave Doré. Credo che sia stato in quel momento che è iniziato il mio interesse per l’illustrazione.

A scuola c’è abbastanza spazio per l’arte?

Purtroppo no. Quando si deve tagliare, si sacrificano subito l’arte e lo sport, perché scienze e matematica sono considerate “essenziali”. Spesso i ministri dell’Educazione sono persone che non sanno nulla di educazione. La scuola non insegna le relazioni umane, la psicologia… Eppure il suo compito è formare persone che dovranno vivere insieme. I programmi sono molto stringenti, gli insegnanti devono svolgerli tutti e non hanno tempo per altre cose. I genitori pensano a quando i figli andranno all’università e chiedono di privilegiare materie tecniche a scapito di quelle più creative. Insomma, sono tutti un po’ responsabili…

Di Francesca Capelli